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Alessio Baldi: «Abbiamo scelto di non fare saldi, ma di avere una marginalità equa»

di Valentina Tafuri
Nessun capitale esterno, nessuna corsa all’espansione: la strategia del fondatore di EcoDream è quella di un’impresa snella, resiliente e finanziariamente sostenibile.

 

Un’azienda dall’anima sostenibile, che ricicla materie prime second life, materiali di recupero e scarti per trasformarli in borse, zaini ed accessori dal design spiccatamente italiano. Parliamo di EcoDream, impresa fiorentina che trova in Alessio Baldi lo stilista, il founder e l’organizzatore.

Un’impresa che ha fatto dell’artigianalità, dell’originalità delle forme e della sostenibilità i suoi punti di forza. Insieme ad una gestione oculata di magazzino e scorte.

EcoDream ha superato i 10 anni di attività. Come sono stati gli inizi?

Quando siamo partiti avevo una socia e ci siamo auto-finanziati. Siamo partiti con un piccolo budget e siamo cresciuti gradualmente. Non ci siamo mai affidati a fonti esterne di finanziamento ma abbiamo partecipato ad alcuni bandi, come “Start-Up Success”, un percorso di accelerazione per start up del settore manifatturiero di Federmanager Toscana. I premi in denaro che abbiamo vinto sono stati tutti reinvestiti in azienda.

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Come si è formato per diventare imprenditore?

Sono laureato in economia aziendale, quindi avevo già una base di conoscenze. Ho anche seguito dei percorsi di avvio d’impresa e sono stato affiancato dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato (CNA), che mi ha seguito in varie fasi del progetto. Oggi la mia è una ditta individuale, e ho esternalizzato la produzione ad una realtà che ha esperienza pluriennale nella produzione di borse ed accessori. Quindi resta l’attenzione al territorio, che ha una grande tradizione nella pelletteria, all’artigianalità e alla qualità, ma questa nuova organizzazione mi permette di concentrarmi sullo sviluppo commerciale tramite il nostro sito di e-commerce e ampliando i punti vendita che scelgono i prodotti EcoDream.

Come coniuga la sostenibilità ambientale con quella economico-finanziaria?

Per continuare a fare moda sostenibile, dobbiamo avere anche una sostenibilità finanziaria ed economica, ovviamente. Qualcuno potrebbe obiettare che i nostri prodotti sono cari perché c’è questo luogo comune sui prodotti sostenibili, ma se pensiamo che una nostra borsa può durare nel tempo e anche essere riparata, quel piccolo sovrapprezzo si ripaga negli anni. Senza contare che scegliendo un nostro prodotto si sta contribuendo alla riduzione degli scarti o delle rimanenze dei magazzini di materiali altrimenti destinati al macero, si sta evitando la creazione di altri rifiuti e si sta dando lavoro ad artigiani e artigiane che così preservano conoscenza e antichi mestieri.

Certamente la scelta di non realizzare collezioni stagionali o improntate ai trend ma prodotti adatti ad essere portati di anno in anno, senza mai diventare demodè, è stata una decisione che ci ha dato ragione nel lungo termine. Le giacenze del nostro magazzino, per esempio, sono ridottissime e questo è perfettamente in linea con la nostra attenzione alla sostenibilità. Il nostro è un prodotto che resiste nel tempo, non “scade”, è come un grande classico sempre attuale e quindi non abbiamo l’esigenza di svuotare i nostri magazzini ad ogni stagione. Per questo non facciamo saldi ma preferiamo praticare un prezzo che remuneri in maniera equa gli artigiani che producono i nostri capi e che diano a noi una giusta marginalità, per un prodotto che è sempre di qualità ed unico. 

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Quali piani ha per il prossimo futuro?

La fase odierna è di consolidamento, anche perché la situazione geo-politica attuale ha rallentato il mercato e di conseguenza le vendite. Per questo, l’obiettivo a breve-medio termine è quello di aumentare la customer base.

In che modo si sta muovendo per raggiungerlo?

Sto discutendo con un’agenzia di marketing sulla strategia da attuare. Credo che i social network, utilizzati da tanti brand per farsi conoscere e pubblicizzare il loro prodotto, stiano perdendo efficacia da questo punto di vista. Per questo stiamo valutando insieme quali scelte attuare per veicolare al meglio il marchio, promuoverlo e farlo conoscere di più e dunque rendere anche il prodotto ancora più appetibile.

 

Valentina Tafuri

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