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Sergio Agrosì: «Servono tecnologia, strategia e tutele per trasformare un’idea in azienda»

di Annarita Cacciamani
Per il fondatore di Reimmobilia, società immobiliare con sede nel bresciano, l’attività imprenditoriale è sinonimo di potenziale rischio, quindi occorre prendere in anticipo tutte le precauzioni necessarie.

In un settore complesso e competitivo come quello immobiliare, per distinguersi servono visione, competenze e una solida strategia. Ne è convinto Sergio Agrosì, fondatore di Reimmobilia, società immobiliare con sede nel bresciano, che ha sviluppato l’attività di flipping (attività di investimento che consiste nell’acquistare un immobile, per poi rivenderlo nel più breve tempo possibile, con profitto, ndr), trasformando un’idea in un business.

Quando è nata la sua attività? Come è organizzata l’azienda?

Ho fondato Reimmobilia circa due anni fa. L’idea nasce dalla mia esperienza maturata nello svolgimento di alcune piccole operazioni di flipping immobiliare che ho deciso di affrontare per mettere a frutto il mio capitale personale. La mia attività lavorativa di quel periodo era esclusivamente legata al settore nautico e, dopo il buon esito di alcune operazioni immobiliari, ho pensato che sarebbe stata un’ottima idea quella di rendere questa strategia una nuova attività imprenditoriale. Ho deciso quindi di investire tempo e denaro in formazione specifica e professionale e mi sono impegnato a sviluppare un proficuo networking che è la base necessaria per poter cogliere delle buone opportunità di sviluppo e investimento immobiliare. Attualmente il mio business model è frutto di una scelta ben precisa e prevede un’operatività dinamica, mirata e programmata, concentrata su operazioni di flipping immobiliare di breve durata: non oltre i 12 mesi. Tutte le operazioni sono molto simili in modo che, come in una vera e propria linea produttiva, abbiamo la possibilità di ottimizzare man mano tutto il processo. Reimmobilia collabora con una rete di partner professionisti del settore tecnico, legale e fiscale, che costantemente supervisionano ogni operazione immobiliare.

Photo: Rawpixel.com / Freepik

Qual è il suo rapporto con l’innovazione tecnologica? Quanto è importante per la sua professione?

L’innovazione tecnologica all’interno di un’azienda è fondamentale. Occorre sempre tenere il passo dello sviluppo tecnologico se si ha l’ambizione di essere competitivi nel mercato. Ho scommesso su un nuovo modello di business immobiliare che prende come spunto i processi produttivi seriali e standardizzati, cogliendo ed emulando tutti gli aspetti positivi. Quindi, l’innovazione tecnologica è uno degli elementi che contraddistinguono questi processi. Noi mettiamo in atto questa innovazione avvalendoci di software specifici per la valutazione immobiliare, in modo da essere veloci e precisi nello sviluppo dei vari business plan.

Quanto sono importanti la pianificazione e il controllo di gestione per monitorare la salute aziendale?

Se mi è consentita una metafora automobilistica, senza pianificazione e controllo di gestione, sarebbe come guidare un’auto senza conoscere la strada e sperando che non si fonda il motore, non avendo a disposizione le spie di controllo sul cruscotto: un azzardo assoluto. Stabilire obiettivi a breve, medio e lungo termine è essenziale e, in funzione di questi, stabilisco e pianifico le azioni. Mi sono dato un adeguato intervallo di tempo, nel mio caso trimestrale, per monitorare, valutare ed eventualmente correggere la rotta. L’ho imparato anche grazie a Francesco Cardone, che ho avuto la possibilità di conoscere in uno dei percorsi formativi che ho affrontato all’inizio di questa mia nuova sfida imprenditoriale. Francesco approfondiva l’aspetto fiscale nel master immobiliare che frequentavo. È nata fin da subito una profonda stima nei suoi confronti e non ho avuto nessun dubbio ad affidargli la contabilità e la consulenza fiscale della mia attività nel momento in cui ho deciso di costituirla.

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Quali strategie adotta per garantire la tutela del patrimonio personale?

La tutela del patrimonio personale è, secondo me, uno degli aspetti cruciali per un imprenditore. Attività imprenditoriale è sinonimo di potenziale rischio e quindi occorre prendere in anticipo tutte le precauzioni necessarie. Le alternative da percorrere sono sicuramente tante e vanno cucite su misura ma, per essere sintetici, c’è una regola base che cerco di rispettare: diversifico la destinazione del mio patrimonio e cerco di investirne solo una minima parte in azienda, utilizzando il più possibile la leva finanziaria per lo sviluppo delle mie operazioni. Evito in questo modo che il mio patrimonio personale resti “intrappolato” in azienda con il rischio di essere aggredito. 

Reimmobilia utilizza lo strumento del “club deal”. Che cos’è e come funziona?

La classica struttura di un investimento in club deal vede un ristretto gruppo di investitori decidere di destinare, in modo congiunto, una quota del loro patrimonio a investimenti che li coinvolgono più direttamente, guidati da un promotore qualificato. Il promotore individua il progetto e, una volta trovato l’accordo con i membri del club deal, per mezzo di una società veicolo, guida lo sviluppo dell’operazione e quindi dell’investimento. L’obiettivo di Reimmobilia è quello di proporsi come promotore e operatore in club deal immobiliari. Quindi, a tale scopo, Reimmobilia individua e seleziona le operazioni immobiliari secondo il proprio business model e mette a disposizione la propria s.r.l. per lo sviluppo del progetto. I membri del club faranno parte della società come soci di capitali di categoria B e quindi senza potere decisionale e parteciperanno agli utili dell’operazione in proporzione alla propria quota. Concluso il progetto potranno ricevere il proprio dividendo e recedere dalla società.

Quali sono i principali obiettivi di crescita per i prossimi 5-10 anni?

Quando ho descritto il mio business model, ho accennato alla scelta precisa e cioè creare una sorta di “produzione in serie” di operazioni immobiliari. Quindi il mio obiettivo da qui a 5 anni, senza andare troppo oltre, è quello ottimizzare ulteriormente il processo, sia dal punto di vista tecnico-operativo che da quello del finanziamento, e poter scalare il business incrementando sempre di più sia il numero di operazioni annue che le città in cui operare.

Annarita Cacciamani

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