Matteo Maserati, esperto di comunicazione ad alto impatto, racconta la sua esperienza nelle imprese. «Le aziende più solide sanno bilanciare profitto, strategia fiscale e gestione del personale. Senza una pianificazione attenta, il rischio è quello di schiantarsi contro un muro».
Nell’era dell’iperconnessione e della sovrabbondanza di informazioni, la capacità di comunicare in modo chiaro, incisivo e coinvolgente è diventata una competenza imprescindibile. Matteo Maserati, 90″ Communication Expert, speaker, consulente e trainer, ha fatto della comunicazione ad alto impatto la sua missione professionale.
Da quasi un decennio guida la divisione Business di HRD, la storica azienda fondata da Roberto Re, specializzata in strategie di gestione del business. Con un’esperienza ventennale al fianco di CEO, manager e direttori marketing di grandi aziende e multinazionali – tra cui BNL, Generali, Monte dei Paschi di Siena, Ferrari, Mercedes-Benz, Enel, Danone, McDonald’s e Nike – ha affinato un metodo efficace per trasformare la comunicazione in uno strumento strategico di crescita.
Iniziamo dalla definizione di Impact Communication Expert: come la potremmo riassumere per i lettori di Business Stars? E in particolare a che target ti rivolgi?
Si parla spesso di comunicazione efficace, un concetto ormai onnipresente nel mondo del business. “Bisogna saper comunicare in modo efficace”, “devo migliorare la mia comunicazione con i collaboratori”, “voglio essere più persuasivo con i clienti”. Queste sono frasi che sentiamo ripetere continuamente, ma rappresentano solo il punto di partenza.

Nel mio lavoro, che svolgo da 18 anni, mi occupo di comunicazione efficace con un approccio analitico, quasi ingegneristico. Mi piace definirlo come un vero e proprio DNA della comunicazione, che permette di costruire messaggi impattanti nei primi 90 secondi di interazione. Da qui nasce il concetto di comunicazione ad alto impatto, ovvero la capacità di catturare e mantenere l’attenzione del pubblico fin da subito.
Il mio percorso è iniziato più di vent’anni fa, quasi per caso, quando mi sono trovato davanti a un’aula per tenere un corso. Da allora, questa è diventata la mia professione e mi ha portato a lavorare con oltre 250-300 aziende e a incontrare migliaia di persone. Il mio target spazia dai professionisti e manager che vogliono affinare le loro capacità comunicative, fino alle aziende che desiderano ottimizzare la loro strategia di comunicazione per ottenere un impatto immediato ed efficace.
Qual è il principale punto di forza che distingue i tuoi percorsi rivolti allo sviluppo delle Soft Skills?
Oggi possiamo affermare con certezza che le soft skills rappresentano il fattore invisibile capace di generare un valore concreto e vantaggioso per il business. Esistono elementi tangibili come strategia, marketing, budget, prodotto e servizio. Accanto a questi, però, ci sono fattori meno evidenti, ma altrettanto determinanti: la capacità di gestire le competenze trasversali.

Matteo Maserati, convention in ENEL
Il mio approccio a questo tema è estremamente pragmatico e concreto. Non mi limito alla teoria – che viene ridotta al minimo, giusto per fornire alcuni concetti di base – ma porto direttamente nella pratica, lavorando su situazioni reali e dinamiche quotidiane. L’obiettivo è rendere l’apprendimento immediatamente applicabile, trasformando la teoria in azione.
Quanto contano per te l’aggiornamento e l’aspetto comunicativo del tuo lavoro?
La velocità con cui evolvono oggi le dinamiche comunicative a livello globale, dalle tradizionali dinamiche mass mediatiche ai social media, fino alle interazioni con le nuove generazioni, rende fondamentale mantenersi aggiornati. Oggi ci confrontiamo con un pubblico eterogeneo: dai millennials ai ventenni che muovono i primi passi nel mondo del lavoro, fino alla generazione X, che include anche settantenni ancora attivi professionalmente.
Adattare gli stili comunicativi a questa varietà è essenziale. Spesso si commette l’errore di applicare un unico modello di comunicazione, quello che si è appreso in passato, a qualsiasi situazione. Per evitare questo, mi impegno costantemente nella ricerca di nuovi stili comunicativi e modelli di riferimento. Analizzo cosa funziona, come i messaggi vengono percepiti dal pubblico e in che modo possono essere efficaci. Questi nuovi approcci possono rivelarsi preziosi non solo in contesti organizzativi e aziendali, ma anche nelle relazioni quotidiane, come quella tra cliente e fornitore.
Chi sono le persone che ti hanno ispirato e che continuano a ispirarti?
Dividerei questa domanda in due fasi: prima e dopo i 35 anni. Nella prima fase, i miei riferimenti erano i grandi guru del mio settore: Anthony Robbins, in Italia Roberto Re, e figure come Simon Sinek, che hanno segnato il mio percorso di crescita professionale. Successivamente, ho iniziato a riflettere sulla mia infanzia e su come mi fossi avvicinato al mondo della comunicazione. Ho ripensato alle persone che sono state vicine alla mia famiglia, che possedevano stili comunicativi unici e influenti.

Matteo Maserati e Roberto Re
Oggi, il mio approccio è una fusione tra quei modelli e altre ispirazioni, talvolta inaspettate: influencer, comici, politici. Apparentemente, possono sembrare mondi lontani, ma ognuno di loro ha qualcosa da insegnare in termini di impatto e capacità di coinvolgimento. Il mio obiettivo è creare un mash-up efficace, quasi un processo maieutico, che unisca le migliori tecniche comunicative in un approccio autentico e personale.
Equilibrio lavoro-tempo libero: riesci a ritagliarsi spazi dedicati a te stesso nell’arco della giornata?
Qui voglio dire la mia, senza mezzi termini: l’equilibrio tra vita e lavoro non esiste più. Chi parla ancora di work-life balance è rimasto indietro di almeno quattro anni. Oggi c’è una fusione totale tra sfera professionale e personale, una commistione istantanea e impercettibile.
Fai colazione e, prima ancora di dare un altro morso al cornetto, rispondi a un’email. Poi parli con tuo figlio, lo accompagni a scuola, ma nel frattempo sei in call. Il concetto stesso di equilibrio si è dissolto: viviamo in un modello sistemico di interazioni continue, in cui lavoro e vita quotidiana si intrecciano costantemente.

Si dice spesso: «Il lavoro è la vita, ma anche la vita è il lavoro». E la realtà lo conferma. Ho visto persone in settimana bianca che, tra una seggiovia e l’altra, facevano telefonate di lavoro. È così che funziona oggi, e non possiamo farci nulla. Certo, si può provare a staccare, ma credere di potersi scollegare del tutto per due, tre o quattro giorni è un’illusione. Il mio approccio? Accettare questa nuova realtà e imparare a riallinearla, trovando un equilibrio dinamico, più che rigido, tra le diverse sfere della vita.
Tu che conosci benissimo le aziende, quanto è importante la pianificazione e il controllo di gestione per monitorare la salute di un’impresa?
La cultura imprenditoriale italiana è spesso orientata principalmente alla generazione di fatturato e alla creazione di opportunità. Tuttavia, ciò che distingue le aziende più solide e durature è la capacità di focalizzarsi sul profitto reale e su una gestione fiscale equilibrata.
Figure orientate all’eccellenza tendono ad alzare continuamente gli standard
Oggi, senza una corretta pianificazione e controllo di gestione, un’azienda rischia di sfrecciare a tutta velocità su un binario diretto contro un muro. L’illusione di una crescita basata solo sull’aumento del fatturato può portare a conseguenze disastrose se non è accompagnata da una strategia attenta alla sostenibilità economica. La pianificazione non è solo una scelta prudente, ma una necessità per garantire stabilità, competitività e crescita duratura.
In chiusura, una domanda sugli editori di Business Stars: com’è stato lavorare con loro?
Lavorare in Imprefocus, con Francesco e Francesca Cardone, è stato un piacere e un onore. Quando ho avuto l’opportunità di collaborare presso la loro sede, a stretto contatto con il team e i collaboratori, ho trovato persone con una chiarezza di missione straordinaria.

Maserati al Be Your Best di HRD
È naturale che figure così orientate all’eccellenza tendano ad alzare continuamente gli standard, e questo porta con sé una conseguenza inevitabile: non tutti riescono a seguirli. Tuttavia, ciò che ho visto in Francesco, che conosco meglio, è un’impronta di leadership determinata, sempre focalizzata sul risultato, indipendentemente da quanti lo seguiranno. Questo è ciò che lo distingue e gli fa onore: guida con l’esempio, dimostrando ogni giorno che l’impegno e la visione chiara sono le chiavi per raggiungere il successo.
