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Come comunicare con stile nei contesti professionali

di Alessandro Dattilo

Intervista a Ilaria Marocco, “The Business Dresscoder”, che trasforma l’immagine in uno strumento strategico per il successo professionale.

 

Esiste un linguaggio silenzioso che parla di noi prima ancora che apriamo bocca: il nostro abbigliamento. Ilaria Marocco, consulente d’immagine e formatrice, ha fatto di questa consapevolezza una professione e una missione. Con un percorso che spazia dagli studi in Scienza della Moda e del Costume alle specializzazioni in comunicazione efficace, Ilaria ha unito tecnica, analisi e sensibilità per creare il metodo “The Business Dresscoder“.

La sua visione va oltre la semplice scelta di un abito: per Ilaria, l’immagine è uno strumento di valorizzazione personale e un veicolo di benessere, capace di rafforzare la fiducia in sé stessi e migliorare le relazioni professionali. In questa intervista, Ilaria ci racconta come ha trasformato la sua passione in un brand personale riconosciuto, l’importanza della formazione continua, e come l’abbigliamento possa essere un ponte tra valori personali e contesti professionali.

Iniziamo dalla definizione di “The Business Dresscoder”: come la potremmo riassumere per i lettori di Business Stars? E in particolare a che target ti rivolgi?

Dopo gli studi universitari e le specializzazioni nella consulenza d’immagine, ho sviluppato un approccio che combina i tecnicismi del mestiere con l’analisi delle occasioni d’uso, il benessere personale e la comunicazione non verbale. Questo metodo mi consente di analizzare come l’abbigliamento possa non solo valorizzare una persona, ma anche renderla coerente rispetto al contesto lavorativo e ai valori che rappresenta.

Spesso si sottovaluta quanto un abbigliamento adeguato possa influire sulle relazioni e sulle performance professionali. Vestirsi in modo coerente con l’ambiente ci aiuta a sentirci a nostro agio, trasmettere fiducia e mantenere il focus su ciò che conta, senza distrazioni. È proprio da questa idea che nasce il termine “coder”, che richiama il concetto di decodifica delle regole non scritte del dress code in ambito professionale.

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Il mio lavoro non si limita a fornire consigli generali sull’abbigliamento, ma offre una visione strategica e personalizzata su come adattarsi alle aspettative di un determinato contesto. L’obiettivo è utilizzare l’abito come uno strumento di comunicazione che rafforza il successo professionale, rispettando l’unicità del cliente e valorizzandolo. Vestirsi con consapevolezza migliora anche le relazioni: chi ci osserva percepisce attenzione e cura, creando un impatto positivo e facilitando la fiducia.

Quanto è stato importante fondere il tuo percorso di formazione in Scienza della Moda e del Costume con la specializzazione in comunicazione efficace?

Durante gli studi universitari, nel 2005/2006, ho frequentato la Public Communication University di Matteo Maserati per motivazioni personali. Ero una ragazza molto timida e incapace di comunicare il mio valore, il che mi portava a vivere una grande frustrazione. Ho compreso quanto sia fondamentale non solo essere competenti, ma anche saper trasmettere quel valore agli altri.

La comunicazione, però, non passa solo attraverso le parole. La maggior parte del nostro messaggio viene veicolato attraverso ciò che gli altri vedono. Prima di ascoltarci o conoscerci, le persone ci osservano, e l’abbigliamento diventa un linguaggio silenzioso ma potente. I vestiti raccontano chi siamo in un istante, anche se il significato può variare a seconda di chi ci osserva, del contesto culturale o delle esperienze personali di chi abbiamo davanti. Saper padroneggiare questo aspetto ci consente di comunicare ciò che a parole a volte non possiamo esprimere.

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Il board dell’ASI – Asso Style Image

Com’è nato il tuo libro sul potere comunicativo dell’abbigliamento, edito da Mondadori? Quanto è stato utile per promuovere il tuo brand personale?

Il libro “Il potere comunicativo dell’abbigliamento” è nato dalla convinzione che l’immagine possa essere utilizzata come uno strumento per rafforzare il nostro valore personale e professionale. Volevo creare una guida pratica per aiutare le persone a capire come linee, colori e modelli possano supportare la propria identità e il raggiungimento dei propri obiettivi.

La moda è una fotografia della società, dei suoi valori e dei suoi desideri.

Quando è stato pubblicato da Mondadori, circa tre anni fa, era uno dei primi testi a trattare in modo così specifico il legame tra comunicazione e immagine visiva. È stato gratificante vedere come il libro abbia contribuito a far emergere questo tema, spesso trascurato, e abbia attirato l’attenzione su quanto l’abbigliamento possa influire sulla nostra quotidianità. Scrivere il libro mi ha permesso di consolidare la mia credibilità e visibilità come esperta del settore, portandomi anche nuove opportunità professionali.

Cito un passaggio del tuo sito: «L’abito non è solo materia, mera superficie, bensì qualcosa di molto più profondo e con un grande potere persuasivo su noi stessi e sugli altri, un filtro attraverso il quale passa la nostra essenza». In un’epoca dove l’immagine conta moltissimo, come si può trasmettere una sintonia reale con i propri valori senza restare intrappolati nella superficialità?

Elsa Schiaparelli diceva: “Un abito non è solo stoffa: un abito è un pensiero”. Il nostro pensiero, appunto. Per trasmettere una sintonia reale con i propri valori, è essenziale partire da una profonda consapevolezza di sé. Conoscere ciò che ci rappresenta, i nostri punti di forza e ciò che ci fa stare bene è il primo passo per tradurre tutto questo in scelte di stile autentiche.

L’abbigliamento diventa così non solo un veicolo di comunicazione, ma anche uno strumento di benessere. Essere autentici e coerenti nel modo in cui ci presentiamo ci aiuta a sentirci più sicuri e a creare connessioni reali con gli altri.

Nel tuo ruolo di presidente ASI, l’associazione dei consulenti d’immagine, hai portato avanti il progetto “IO nonostante tutto”. Di cosa si tratta?

ASI (Asso Style Image) è l’associazione italiana che riunisce i consulenti d’immagine, promuovendo una visione della professione che va oltre la superficie. Crediamo nell’abbigliamento come strumento di benessere e valorizzazione della persona.

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Il progetto IO nonostante tutto si rivolge ai pazienti oncologici, aiutandoli a prendersi cura della propria immagine durante il percorso di cura. Organizziamo eventi di gruppo e consulenze gratuite per supportarli nella scelta di colori, abbigliamento, accessori e make-up. L’obiettivo è aiutarli a ritrovare fiducia in sé stessi e a sentirsi meglio anche nei momenti difficili.

A primo impatto, essere imprenditrice di se stessi sembra un’etichetta da profilo social. Come sei riuscita a trovare un tuo equilibrio?

Lo sto ancora cercando… e non è detto che io lo trovi mai. Ogni giorno è una sfida nel conciliare aspetti professionali e personali, ma cerco di bilanciare il tutto ascoltando le mie priorità e rispettando i miei tempi.

Quanto contano per te l’aggiornamento, la formazione e l’aspetto narrativo del tuo lavoro?

La formazione è fondamentale nel mio lavoro, che è in continua evoluzione. Negli ultimi anni, con Chiara Salomone, esperta di neuroscienze e wellbeing, abbiamo integrato i principi della psicologia positiva nella consulenza d’immagine, per rendere l’abbigliamento non solo valorizzante ma anche coerente con la personalità del cliente. Questo approccio innovativo ci permette di offrire strumenti di benessere e identità. Anche l’aspetto narrativo è importante: ogni persona ha una storia unica, e aiutare i clienti a raccontarla attraverso lo stile è una delle parti più gratificanti del mio lavoro.

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Photo: Paolo Barigelli

Per quanto riguarda le letture, mi ispirano molto i saggi sulla psicologia e la comunicazione interpersonale, che mi aiutano a comprendere meglio le dinamiche relazionali ed emotive. Proprio grazie a queste letture, con Chiara abbiamo individuato la necessità di un testo che integrasse valorizzazione e benessere, e stiamo lavorando per colmare questa lacuna. Inoltre, nella mia libreria non mancano i testi di colleghi che stimo, che mi offrono sempre nuovi spunti di riflessione. Infine, articoli e riviste di moda mi tengono aggiornata sulle tendenze. Anche se non strettamente necessarie per la mia professione, le considero importanti perché la moda è una fotografia della società, dei suoi valori e dei suoi desideri.

In chiusura, una domanda sugli editori di Business Stars, Franco e Francesca Cardone di Imprefocus. Com’è stato lavorare con loro?

Posso riassumere il progetto con tre parole: sfidante, coinvolgente e stimolante. Per Imprefocus, insieme a Chiara, abbiamo studiato e redatto le linee guida del dress code aziendale, traducendo i valori dell’azienda in linee, forme e colori. Avere un ruolo all’interno di una realtà organizzativa significa veicolare il messaggio che quella realtà trasmette, in termini di valori. Questo pone l’abbigliamento in primo piano come canale di comunicazione non verbale, sia interno che esterno.

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L’obiettivo di Imprefocus era conferire prestigio all’azienda, allineando tutte le risorse al mood e al linguaggio dell’organizzazione anche attraverso la loro immagine. Con il contributo di tutto il team, abbiamo creato un modello di dress code che puntasse sui punti di forza aziendali: l’unicità, valorizzata attraverso un abbigliamento progressista e dinamico; l’etica, espressa attraverso linee e colori coerenti; e il sogno, tradotto visivamente in un’immagine che trasmettesse affidabilità e posizionasse l’azienda come una guida di riferimento. Lavorare quindi con una realtà innovativa e visionaria come quella di Franco e Francesca è stata un’esperienza appassionante e ricca di soddisfazioni.

 

Alessandro Dattilo

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