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Cesare Librici: «Ascolto e tecnologia sono alla base del mindset Dema»

di Francesca Cardone
Cesare Librici, CEO di Dema, con una visione che valorizza la conoscenza del settore e la collaborazione, ha portato avanti la sua azienda puntando sull’ascolto attivo dei clienti e su una gestione innovativa del team.

 

Rilanciare un’azienda in difficoltà è una sfida complessa che richiede visione, coraggio e una profonda capacità di ascolto. Cesare Librici l’ha fatto riportando in vita Dema, specializzata in soluzioni avanzate di automazione tecnologica, che ha recentemente intrapreso anche un significativo rebranding del proprio logo, segnando un nuovo capitolo nella sua storia. Questo cambiamento si inserisce in un contesto di trasformazioni più ampie, tra cui il trasferimento nella nuova sede di Savona, la trasformazione in società per azioni e un sostanziale aumento del capitale sociale, con l’obiettivo di rispondere meglio alle esigenze dei clienti. In questa intervista, Librici racconta il suo approccio basato sull’ascolto e sull’innovazione, grazie al quale ha costruito un team coeso e motivato, in un ambiente di lavoro che promuove la flessibilità e l’impegno comune.

Come è nata la vostra azienda e qual è stata l’ispirazione iniziale?

L’azienda è nata vent’anni fa, a partire dalle difficoltà di una realtà precedente che, per volontà della proprietà, aveva deciso di chiudere. Ho colto l’opportunità e, dopo aver analizzato il potenziale, ho deciso di rilevarla con il supporto del mio commercialista. Ho sempre avuto una grande passione per l’automazione e la tecnologia, e l’idea di guidare un’azienda tecnologica e rilanciarla è stata una sfida davvero stimolante.

Il vostro slogan è “La soluzione parte dall’ascolto.” Qual è il principale punto di forza con i clienti secondo lei?

Sicuramente l’ascolto è fondamentale. Capire le esigenze dei clienti e, in alcuni casi, guidarli, diventa cruciale, soprattutto quando le loro richieste non consentirebbero di raggiungere gli obiettivi. Spesso i clienti ci descrivono il percorso che pensano di seguire, ma non sempre è la via migliore. La nostra forza è mostrare loro alternative che permettano di arrivare al vero obiettivo.

Qual è il vostro rapporto con l’innovazione? Come gestite la digitalizzazione? 

Per noi l’innovazione è centrale e uno dei valori aziendali è “vietato non sbagliare”. Innovare significa prendersi dei rischi, imparando anche dagli errori. Le persone devono sentirsi libere di sperimentare, e questa mentalità favorisce la crescita e la creatività del team. L’innovazione in azienda si nutre di un costante aggiornamento, una visione approfondita del nostro settore e una conoscenza delle nuove tecnologie.

Quanto è importante la pianificazione e il controllo di gestione per monitorare la salute dell’azienda?

È fondamentale, specialmente considerando che le nostre commesse durano tra i nove e i quindici mesi. Dobbiamo mantenere un controllo costante, non solo dell’attività complessiva, ma anche di ogni singolo progetto, per prendere decisioni informate. Essendo noi a stabilire il prezzo dei macchinari prima ancora di progettarli, ci prendiamo dei rischi, che poi gestiamo con attenzione durante l’esecuzione.

Quali sono i principali obiettivi di crescita e piani di sviluppo per i prossimi anni? 

Abbiamo identificato nuovi ambiti tecnologici su cui stiamo investendo per proporre soluzioni innovative al mercato. Alcuni dispositivi, che nei prossimi anni vedranno un aumento della domanda, giustificano l’adozione dell’automazione. Inoltre, abbiamo deciso di applicare le nostre competenze anche in settori diversi dal nostro, portando con noi settant’anni di esperienza nel campo dell’automazione.

Qual è l’approccio di Dema nella gestione del team?

Ho sempre pensato che sia essenziale lavorare con passione e gioia, e per questo ho cercato di creare un ambiente dove ogni collaboratore sia felice di venire a lavorare. In questi venti anni, abbiamo costruito un team molto unito, dove il lavoro è anche fonte di soddisfazione e divertimento. Chi lavora con noi non ha paura di prendersi dei rischi e sa che, insieme, possiamo raggiungere obiettivi importanti.

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Qual è un’azione vincente che ha contribuito a rendere il team così coeso? 

Prima di tutto, mi considero uno della squadra, pur con una posizione diversa. Un elemento chiave è che in azienda ci diamo tutti del “tu”, anche con stagisti o nuovi arrivati. Questa informalità facilita le relazioni. Abbiamo flessibilità anche nell’orario, adattandoci alle necessità delle persone, così come i collaboratori si adattano alle esigenze lavorative. Questo equilibrio è fondamentale per la nostra produttività e coesione.

Ha frequentato corsi di formazione per acquisire queste competenze? 

Assolutamente sì. Vent’anni fa ho iniziato senza alcuna esperienza e ho imparato con il tempo. Negli ultimi quindici anni, mi sono dedicato a percorsi di formazione che mi hanno aiutato a vedere le cose da prospettive diverse. Negli ultimi anni, questa crescita ha coinvolto anche collaborazioni con figure di riferimento, come il mio amico Francesco Cardone.

Ha trovato difficoltà nell’applicazione pratica? 

Le difficoltà fanno parte del percorso. L’importante è affrontarle: questa è stata anche la motivazione principale per investire nella formazione. Per superare le difficoltà, bisogna confrontarsi con esse. Ogni sfida è uno stimolo per migliorare.

Qual è la sua esperienza con la consulenza di Francesco Cardone? Quali azioni avete intrapreso per garantire la crescita dell’azienda e il patrimonio?

Francesco ci ha dato fin da subito spunti preziosi. Uno dei primi interventi è stato ottimizzare i bilanci, in modo che l’immagine della nostra azienda riflettesse il suo reale valore. Insieme abbiamo poi definito i passi necessari per sostenere la crescita già avviata e prepararci al meglio per quella futura.

 

Francesca Cardone

Photo cover: Pexels / Tookapic

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